Porto S. Giorgio - Convivenza Internazionale per il 40° - Eucarestia presieduta da S.E. il Cardinale Antonio Cañizares Llovera


Domenica 11 gennaio 2009, il Cardinale Antonio Cañizares Llovera, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, è intervenuto alla convivenza  internazionale del Cammino Neocatecumenale a Porto S. Giorgio e ha presieduto l´ Eucarestia.

premere zoom per ingrandire

 

 Riportiamo di seguito il testo dell´omelia pronunciata dal Cardinale durante la liturgia.

Carissimo fratello vescovo, carissimi fratelli sacerdoti, carissimi Kiko, Carmen e P. Mario, carissimi fratelli e sorelle itineranti, responsabili del Camino nelle diverse nazioni, e formatori dei seminaristi dei seminari Redemptoris Mater, carissimi tutti fratelli e sorelle nel Signore:

Trascorsi i giorni del Natale  e dell´Epifania, la Chiesa celebra con gioia il Battesimo di Gesù. Lo celebriamo noi pieni di gioia con tutta la Chiesa, dopo l´indimenticabile incontro di ieri pomeriggio con il Santo Padre, e l´invio delle comunità e delle famiglie in missione. Veniamo qui per ringraziare il Signore, per incontrarlo in mezzo a noi e ascoltare il suo invito a venire, a mangiare e bere di questo Pane, che è alimento di vita eterna, di questa fonte da dove sgorga la salvezza, che è Gesù Cristo. È l´invito a venire a Lui, insieme a Lui, perché Lui sia tutto interamente in noi, perché per la fede che vince il mondo possiamo proclamare con Pietro: tu sei il Figlio del Dio vivente, Colui che rivela la Voce che proviene dal cielo e si ascolta sulla terra.

Le letture proclamate ci invitano ad ascoltare e contemplare Gesù. ´Si udì una voce dal cielo: questi è il mio Figlio amato, il mio prediletto´. ´Ecco, il mio servo che io sostengo´ ´Dio era con lui´. Riprendiamo il ritmo ordinario, portando nell´animo le ricche esperienze vissute durante questi giorni natalizi, lo sguardo si sofferma più che mai fisso nel volto di Gesù che ci dice: ´Venite a me´, come dirà in un altro momento: ´Venite a me voi che siete affaticati ed oppressi´, venite a me voi tutti che camminate; troverete riposo, troverete salvezza, troverete la pienezza della Luce che riempie e dissipa l´oscurità e la tenebra che ci avvolge. Il battesimo di Gesù da parte di Giovanni nel Giordano, riportato nel Vangelo, è momento chiave della manifestazione di questo volto suo, del suo mistero e della sua più profonda identità. Nei giorni del Natale e nel giorno dell´ Epifania, abbiamo contemplato Gesù nella sua nascita e infanzia. Oggi contempliamo il suo volto all´inizio della sua vita pubblica. A partire dal momento in cui Gesù si fa battezzare da Giovanni Battista nel Giordano e, sostenuto dalla testimonianza dall´alto, con la consapevolezza di essere ´il Figlio amato´, inizia la sua predicazione della venuta del Regno di Dio, insegnando le sue esigenze e la sua forza mediante le sue parole e segni di grazia e di misericordia, e chiamando alla conversione, alla vita nuova in Cristo, quella vita che è la sua stessa vita di totale compimento della volontà del Padre, di ciò che Dio vuole per gli uomini, di compimento dei comandamenti del Signore, rimanendo in Lui e camminando con Lui.

Giovanni proclamava un ´Battesimo di conversione per il perdono dei peccati´. Una moltitudine di peccatori, pubblicani e soldati, farisei, sadducei e prostitute, viene a farsi battezzare da Lui. Allora appare Gesù. Il Battista dubita. Gesù insiste e riceve il battesimo. Lo Spirito Santo, in forma di colomba, viene sopra Gesù e la Voce del cielo proclama che ´Lui è il mio Figlio amato, il prediletto´. E´ la manifestazione di Gesù come Messia d´Israele e Figlio di Dio , come l´atteso delle nazioni. Colui che tutti gli uomini cercano spesso, senza saperlo. Qui c´è, qui vediamo il volto e il mistero di Gesù. Qui c´è la risposta alla domanda, sempre presente e sempre inquietante, attorno alla quale si intesse la storia: ´Chi è Gesù? Non è il figlio del carpentiere Giuseppe?´ Non è il figlio della nazaretana Maria? Come in Cesarea di Filippo, nel dialogo con i discepoli, quando chiede loro: ´La gente che dice di Lui?´, qui, nella scena del Giordano, proveniente dall´alto, si ode la stessa e unica risposta possibile: ´Questo è il Figlio amato, il prediletto del Dio vivo´. Solo in grazia della rivelazione divina, solo perché Dio, nella sua immensa bontà si è compiaciuto di darcelo a conoscere per mezzo dello Spirito, abbiamo accesso al volto e al mistero totale e vero di Gesù. La sua realtà più propria, autentica e vera, non può essere compresa ´dalla carne e dal sangue´ (cioè, dalla conoscenza mondana o dal modo comune di conoscere mediante i pensieri dell´uomo o seguendo i pensieri degli uomini), ma solamente per rivelazione del Padre per mezzo dello Spirito, o, che è la stessa cosa, percepita con gli occhi della fede. ´Solo la fede poteva dare passo al mistero di quel volto´.

Rendiamoci conto, inoltre, che in questo brano del Vangelo proclamato, ci viene mostrata l´umanità intera di Gesù, il suo volto pienamente umano che è il volto di Dio, come lo abbiamo visto, contemplato e adorato in questi giorni di Natale, che discende fino alla depressione più profonda della terra, il Giordano, come ci veniva ricordato ieri pomeriggio, e che anche si abbassa fino alla piccolezza della fragilità umana, spogliandosi del suo rango; e in questo vediamo il volto di Dio che si mostra più grande e più in alto, più forte e più potente, più sovrano quanto più si abbassa e discende, quanto più si spoglia e esce da Sé, quanto più condiscende a noi, quanto più si mostra come servo e schiavo, perché allora si mostra come un amore infinito che supera la distanza tra il cielo e la terra; semplicemente come Dio che è Amore, come Dio che è lì con Lui e che sta lì, con noi: Emmanuele. In questo abbassamento o kenosis del Servo che il Signore sostiene, vediamo Dio e l´uomo facendosi uno in più, uno dei tanti, uno dei peccatori; come sulla croce dove giunge all´estremo questo spogliamento per amore, questo essere posto e contato tra i peccatori, per liberarci dal peccato e dalla morte. Tra coloro che si avvicinavano a Giovanni per essere battezzati si presenta Gesù per ricevere quello stesso battesimo di conversione e di penitenza. Ma non è forse l´Agnello senza macchia e senza peccato, l´Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo? Ponendosi fra i peccatori ci mostra come si identifica in tutto con gli uomini che Egli non disdegna di chiamare fratelli. E si carica con i nostri peccati, radice di ogni male e fonte di ogni schiavitù, di ogni morte e miseria umana. E così fino alla morte, fino all´ignominia di una morte di croce. In obbedienza al Padre, con un´obbedienza di Figlio, compiendo in tutto la volontà del Padre e ogni giustizia, facendo del bene. Per noi uomini e per la nostra salvezza si è fatto uomo, ha assunto la nostra carne, la carne del peccato, e così, allo stesso tempo, tutta la densità del dramma dell´uomo sotto il peccato; si è abbassato e identificato con tutta la serietà dell´uomo sopraffatto, ha accettato di rispondere per tutti noi: così ha reso se stesso responsabile davanti a Dio di ogni peccato dell´uomo, come se Egli stesso fosse il colpevole e il peccatore. Non rimane fuori ad attendere, non rimane lontano dai peccatori, che siamo noi, gli uomini tutti. Con la sua umanità, che è la nostra, è sceso alle acque della depressione del fiume Giordano, sommergendosi in quelle acque, simbolo della morte, ed è uscito da esse quando una voce dal cielo ha pronunciato il nome del Figlio amato, il prediletto, davanti al quale si piega ogni ginocchio in cielo e sulla terra. Nel battesimo di Gesù nel Giordano, abbiamo tutto il mistero divino-umano della persona unica di Gesù, il mistero dell´Incarnazione e il mistero della nostra redenzione. E´ quindi proprio certo che la fede in Lui è la nostra vittoria, è ciò che vince il mondo, è ciò che vince il nemico che sta costantemente attaccando l´uomo per tenerlo sotto il proprio dominio.

Infatti, benché Figlio amato e prediletto di Dio, del Padre, santo e innocente, senza macchia - si è fatto simile in tutto a noi, eccetto il peccato - ha voluto ´caricarsi con il peccato di tutti´. In questo modo, come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC), ´il battesimo di Gesù è, da parte di Lui, l´accettazione e l´inaugurazione della sua missione di Servo sofferente´ (n. 536). Si lascia annoverare tra i peccatori; è già l´Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo; anticipa già il battesimo della sua morte cruenta. Viene già a compiere ogni giustizia, vale a dire, si sottomette interamente alla volontà del Padre: per amore accetta il battesimo di morte per la remissione dei nostri peccati. A questa accettazione risponde la voce del Padre che mette tutto il suo compiacimento nel suo Figlio. Lo Spirito, che Gesù possiede nella sua pienezza fin dal suo concepimento, viene a posarsi su di Lui. Di Lui questo Spirito darà testimonianza a tutti gli uomini. Al suo battesimo si sono aperti quei cieli che il peccato di Adamo aveva chiuso; e le acque sono state santificate dalla discesa di Gesù e dello Spirito come preludio della nuova creazione, e così, da queste acque che sgorgano dalla Sorgente, viene la salvezza.

Qui si anticipa anche la realtà del nostro battesimo, mediante il quale Dio, per il suo Spirito, ci concede di entrare nello stesso mistero di Gesù e della sua opera di redenzione; di entrare per identificarci con Lui, per vivere in Lui e di Lui, perché Egli attui in noi e ci faccia partecipare della sua nuova vita, liberati e strappati dalle acque della morte e nati dall´acqua della vita, che dà la vita. Come è grande, come è meraviglioso ciò che avviene nel Battesimo! Infatti, per il Battesimo il cristiano viene  assimilato sacramentalmente a Gesù, che nel suo battesimo anticipa la sua morte e risurrezione: deve entrare in questo mistero di abbassamento umile  e di pentimento,  discendere all´acqua con Gesù per salire con Lui, rinascere dall´acqua e dallo Spirito per convertirci  nel Figlio, nel figlio amato del Padre e vivere una nuova vita. ´Tutto ciò che è avvenuto in Cristo ci fa comprendere che, dopo l´immersione nell´acqua, lo Spirito Santo vola su di noi dall´alto del cielo e che, adottati dalla voce del Padre, diventiamo figli di Dio´ (CCC, 554).

Il Battesimo, lo sapete bene, è qualcosa di molto diverso da un atto di socializzazione ecclesiale, di aggregazione a una società che segue la causa di Gesù o che si ispira al suo messaggio o al suo esempio; è anche moltissimo di più di una purificazione o di una pulizia dell´anima. E´ realmente morte, rinascita, trasformazione in una vita nuova. E´ ciò che vediamo in Paolo e che egli esprime con queste parole: ´Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me´ (Gal 2,20). O, come abbiamo ascoltato in Giovanni: ´Rimanere in Lui´ (cf Gv 15,9ss). E commenta il Papa Benedetto XVI: ´Vivo, ma non sono più io. L´io stesso, l´identità essenziale dell´uomo - di questo uomo, Paolo - è cambiata. Egli esiste ancora e non esiste. Ha attraversato un ´non´ e si trova ancora in questo ´non´: io, ´ma ´non´ sono più io...´. Questa frase è l´espressione - dice il Papa - di ciò che è avvenuto nel Battesimo: si rimuove il mio io ed è innestato in un nuovo soggetto più grande. Così dunque c´è nuovamente il mio io, ma appunto trasformato, brunito, aperto dall´esistenza nell´altro in cui acquisisce il suo nuovo spazio di esistenza... ´Noi siamo diventati uno in Cristo, dice Paolo (cfr Gal 3,28)´. Questo incontrarsi in un nuovo soggetto - Cristo e la Chiesa inseparabile da Cristo - è un incontrarsi nell´immensità di Dio ed essere trasferiti ad una vita che è già fuori ´dal morire e dal divenire´. La grande esplosione della risurrezione ci ha raggiunti nel Battesimo per attirarci. Restiamo così associati ad una nuova dimensione della vita, nella quale, in mezzo alle tribolazioni del nostro tempo, noi siamo in qualche modo immersi. Vivere la propria vita come un continuo entrare in questo spazio aperto: questo è il senso dell´essere battezzato, dell´essere cristiano. La Risurrezione non è passata, la Risurrezione ci ha raggiunto e impregnato. Ad essa, vale a dire, al Signore risorto ci appoggiamo, e sappiamo che anche Lui ci sostiene fermamente quando le nostre mani si indeboliscono, sempre che rimaniamo in Lui. Ci afferriamo alla sua mano e così ci diamo la mano gli uni gli altri, ci convertiamo in un soggetto unico e non soltanto in una cosa sola. Io, ma ´non´ più io: questa è la formula dell´esistenza cristiana fondata nel Battesimo, la formula della Risurrezione nel tempo. Io, ma ´non´ sono più io: se viviamo in questo modo trasformeremo il mondo, trasformiamo il mondo. E´ la formula di contrasto con tutte le ideologie della violenza, e il programma che si oppone alla corruzione e alle aspirazioni del potere e del possesso. Vivremo mediante la comunione di vita con Lui, per essere inseriti in Lui che è la vista stessa. Vivremo mediante la comunione di vita con Colui che è la Verità e l´Amore e, pertanto, è eterno, è Dio stesso (Benedetto XVI, 15/4/06); vivremo in Dio e con Dio, essendo in Cristo vivremo in unione con Lui, avendo per questo gli stessi sentimenti suoi, che si spogliò del suo rango e prese la condizione di schiavo, per amore, per renderci partecipi del suo amore, del compimento e dell´obbedienza alla volontà di Dio, che è amore, donazione di sé, per essere esaltati e resi grandi da Lui e in Lu, mediante l´amore che vince ogni realtà di morte. E´ ciò che vediamo nel Battesimo di Gesù, anticipo della Pasqua, e ciò che accade nel nostro Battesimo.

Che importanza e che grandezza ha il nostro battesimo. Che gioia, che grazia, che regalo è l´essere battezzati! A quale grande speranza siamo stati chiamati e siamo già entrati col Battesimo! Nel Battesimo, nel vivere il Battesimo sta il futuro dell´umanità. Solo ciò che accade nel Battesimo, insieme con e inseparabilmente dagli altri due sacramenti della iniziazione cristiana - l´Eucaristia e la Confermazione -, e il catecumenato che li accompagna, può cambiare il mondo, può far sorgere un nuovo mondo, una nuova umanità, fatta di uomini e donne nuovi, con la novità del Battesimo e della vita conforme al Vangelo, che si radica nel nuovo essere, pensare, sentire, voler e agire con Gesù, uniti a Lui, vivendo in Lui, seguendo le vie del Signore, che non sono le nostre vie, pensando con il suo stesso pensare, che non è il modo di pensare degli uomini. Perciò, in questi momenti tanto cruciali e tanto difficili, così decisivi per molti, dove si gioca una battaglia così dura tra la Luce e le tenebre, tra la vita e la morte, la violenza e l´odio di fronte all´amore e al perdono, tra il Maligno e i poteri di questo mondo - i suoi - di fronte a Dio, che ama gli uomini e vuole che si salvino, Dio ha arricchito e rafforzato la Chiesa e l´umanità stessa, facendolo sorgere in essa nuovi doni o carismi, come è, tra gli altri, il Cammino Neocatecumenale, per ravvivare nella coscienza dei fedeli il senso e l´importanza del Battesimo, da cui è inseparabile e alla cui sostanza appartiene il catecumenato o itinerario dell´iniziazione cristiana, del fare cristiani, figli di Dio, nuove creature, nel seno matrice della Madre Chiesa.

Guardate, responsabili del Cammino Neocatecumenale, guardate catechisti itineranti, guardate famiglie o comunità in missione la misericordia e la bontà che Dio ha avuto con voi, che si è voluto servire, tra gli altri, di voi stessi per aiutare a ravvivare, rivivere e recuperare il senso e il fondamento battesimale delle nostre vite, come oggi ci ricorda il Battesimo di Gesù per opera di Giovanni Battista nel fiume Giordano. Viviamo, dunque, il Battesimo; viviamo la nostra vita di battezzati in Cristo come figli di Dio: viviamo come santi, immacolati e purificati, come corrisponde al nostro essere battesimale. Viviamo coerentemente, convinti che se il Battesimo è una vera entrata nella santità di Dio, nel suo amore, mediante l´inserimento in Cristo e la in abitazione dello Spirito, sarebbe un controsenso accontentarsi di una vita mediocre, di un´etica minimalista e di una religiosità superficiale, come ci ricordava il grande Papa Giovanni Paolo II all´inizio del nuovo millennio. ´Siate perfetti, com´è perfetto il vostro Padre celeste´ (Mt 5,48). Viviamo per quello che siamo, figli di Dio. Con il Figlio unico e prediletto, passiamo facendo il bene (cf At 10,38) e stabilendo il diritto nelle nazioni, quel diritto che Egli stesso porta. Senza gridare, senza strepito, senza violenza, ma coraggiosi e fermi, con fortezza e senza esitazione fino a stabilire il diritto e la giustizia, che è il compimento della volontà di Dio; che è l´instaurazione del regno di Dio, che è regno di amore, regno di vita, e che fa sorgere in tutti questa stessa speranza. Camminiamo, dunque, nella speranza che fa sorgere in noi la realtà battesimale della quale già siamo partecipi, perché partecipiamo della stessa vita di Dio che è Amore. Rimaniamo in questo Amore, rimaniamo nella vita di battezzati.